Saint Seiya Live Action

Il film dei Cavalieri dello Zodiaco

» Intervista a Erika Antoniazzi – la traduttrice de “La leggenda del Grande Tempio”

» Posted by ShunAndromeda, » Filed under News Saint Seiya Live Action on aprile 30, 2015
Oggi intervistiamo Erika Antoniazzi, la traduttrice de “La leggenda del Grande Tempio”, traduzione quindi da “Legend of Sanctuary”, questo il titolo originale da cui è stata tradotta l’opera.
Ciao Erika,
abbiamo avuto modo di apprezzare il film in computer grafica, dedicato ai Cavalieri dello Zodiaco, dal titolo “La leggenda del Grande Tempio”,
e tu sei niente meno che la traduttrice. Com’è stato lavorare a questo film?
E’ stato a dir poco fantastico, un lavorone enorme ma che mi ha regalato tantissime soddisfazioni. La mia conoscenza del mondo dei Cavalieri si era fermato alla mia infanzia, quando seguivo qualche puntata all’ora di pranzo. Ma grazie al film mi sono fatta una cultura. Si pensa che per noi che lavoriamo dietro le quinte sia “solo” un lavoro come tanti. Sono convinta invece che ci debba essere la giusta curiosità di capire su cosa si sta lavorando e apprezzarlo.
Ho seguito anche alcuni turni di doppiaggio, osservando e imparando da come lavorano i miei colleghi più grandi. E sono grandi in tutti i sensi.
I dialoghi sono stati adattati da Ivo De Palma (per chi non lo sapesse l’adattamento consiste nel rendere la traduzione letterale coincidente e a sincro con il labiale dei personaggi che parlano, mantenendone invariato il senso), i vostri due ruoli sono stati quindi fondamentali per questa edizione. Come è stato lavorare con un maestro del doppiaggio italiano, qual’è Ivo?
Prima che essere un maestro del doppiaggio è il mio maestro. Ricordo l’emozione della prima volta che l’ho incontrato, mi ha condotto letteralmente per mano alla realizzazione del mio sogno di diventare doppiatrice. E’ stata una grande collaborazione, seguendo i suoi consigli sono riuscita in questa impresa.
Quando avevo qualche dubbio, mi ha aiutato con pazienza. Sapere che lui avrebbe curato l’adattamento e che quindi avrebbe adattato ciò che io stavo traducendo mi ha spinto a dare il massimo, a controllare anche il più piccolo dettaglio.
Il giapponese è una lingua affascinante, parte di una cultura che fin dall’antichità si differenzia non poco dalla nostra, come dimostra appunto il modo così diverso di scrivere. E’ difficile tradurlo? Com’è stato l’approccio a questa lingua?
Da ragazzina ho amato diversi anime giapponesi, che mi hanno spinto a studiarne prima i disegni e poi la cultura. Appena iscritta all’università ricordo che la nostra lettrice di giapponese ci ha dato un foglio con due dei tre alfabeti da imparare per il giorno successivo. Alla seconda lezione da 100 che eravamo siamo rimasti in 50. E’ una lingua complessa, con caratteri e costruzione della frase diversi dai nostri. In più si aggiunge la complessità dei caratteri cinesi. Conoscerli tutti è impossibile, quindi quando sono stata in Giappone nel 2009 mi sono comprata il dizionario elettronico, mio fedele compagno di avventure nella traduzione. Più che una lingua è un modo di pensare e come tale ci si deve immergere completamente. Un’ulteriore complessità sono le forme contratte che usano nel parlato e le distinzioni tra il linguaggio maschile e femminile, tante variabili che vanno considerate ai fini della traduzione.
Insomma, il primo approccio è soprattutto visivo, perchè questa scrittura è prima di tutto bella e affascinante. Per me è una passione vera e propria più che un lavoro.
Spero che continui di pari passo con l’altra mia passione e lavoro, cioè il doppiaggio.
Tu sei una giovane traduttrice, ma hai già lavorato ad un film importante come questo, per Lucky Red, come ci si sente?
Non sono il tipo di persona che si vanta delle cose che realizza, ma sono felicissima di aver partecipato a questo film. La soddisfazione più grande è vedere i miei genitori felici di quello che sto realizzando. Mi hanno seguito sempre e appoggiata nei miei progetti, sin da quando mi permettevano di andare in sala a 12 anni, fino a permettermi di andare in Giappone. E’ stato un lavoro davvero importante sia per me che per loro, anche per i colleghi. Nonostante sia il lavoro di traduttrice sia quello di doppiatrice si svolgano “nell’ombra” mi sono sentita parte di qualcosa di grande, un meccanismo che ha potuto funzionare grazie a quello che traducevo.
So che da un anno a questa parte ti sei avventurata anche nel mondo del doppiaggio, partendo sempre con ivo come maestro, come ci dicevi, com’è nata l’idea di fare la doppiatrice? come traduttrice sono già arrivati degli evidenti successi come questo, e col doppiaggio come procede?
Sogno di fare la doppiatrice da quando avevo 12 anni. Da allora quando potevo andavo  a seguire i turni grazie a una doppiatrice che mi faceva seguire con lei. Mi sono allenata per conto mio facendo fandub a casa, finché dopo l’università  mi sono decisa a fare sul serio. Ho frequentato i corsi con Ivo e ho inziato a fare avanti e indietro da Milano. Il primo ruolo da protagonista  l’ho ottenuto l’anno scorso in “Junior Masterchef USA” doppiando Dara. Sono stata lanciata in questo mondo e non potrei essere più felice, poi sono arrivati i due film che ho tradotto, altri doppiaggi e ora seguo un cartone per bambini. Ogni passo che ho compiuto mi invoglia a compierne altri e ogni collega che incontro mi insegna qualcosa di nuovo. Un lavoro senza dubbio stimolante che non cambierei con nessun’altro lavoro al mondo.
Cosa ne pensi della nostra serie no profit, in live action, tratta dai Cavalieri dello Zodiaco?
Trovo che sia un progetto fantastico, insomma, i Cavalieri in carne ed ossa! Ho letteralmente divorato il primo episodio e sono certa che anche gli altri non saranno da meno. Niente da invidiare ai live action giapponesi. Sono davvero contenta che sia un progetto tutto italiano, vanta diversi sottotitoli e un pubblico molto vasto.
Essendo conosciuti in tutto il mondo, è diventata una sorta di linguaggio universale che comprende l’intero fandom. La trovo una cosa a dir poco straordinaria.
Sei mai stata in Giappone? Se sì, cosa ti è maggiormente piaciuto?
Ci sono stata due volte grazie a un progetto tra la mia università e la città di Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa. Un’esperienza a dir poco meravigliosa, e non parlo solo come amante degli anime. Ho conosciuto persone meravigliose a cui sono molto affezionata. Stavo in home stay presso una famiglia che abita a qualche chilometro dalla scuola che frequentavo. Mi manca ogni cosa del quartiere dove stavo, a partire dal fiumiciattolo dietro casa, alla bicicletta che prendevo tutte le mattine, al trenino sempre in orario e se possibile pure in anticipo. Possono sembrare cose molto “normali”, ma sono proprio le piccole cose che mancano. Ho avuto anche la possibilità di viaggiare con il mio gruppo, ho potuto vedere le maggiori città del paese, Tokyo, Kyoto, Osaka, Okinawa. Grattacieli altissimi e metropoli sempre in movimento. Ricordo con piacere i templi nel mezzo della città, piccole oasi di pace e natura. Ma anche il profumo dell’oceano e della cucina locale.
Spero di tornarci presto un giorno.
Hai progetti per il futuro?
Per ora il mio progetto più grande è affermarmi come doppiatrice. Il mio sogno è doppiare una principessa Disney e tradurre un film di Miyazaki. Forse è un pò troppo!
Questo per farvi capire quanto sono ambiziosa! Ho sognato per oltre un decennio di doppiare in una sala vera e quando è successo non ci potevo credere. Ma questo è il bello, sognare una cosa e realizzarla. Insomma, continuare su questa strada e non fermarmi mai!
Ti ringraziamo Erika per il tempo che ci hai dedicato, con l’augurio che i tuoi lavori e i tuoi sogni si realizzino il prima possibile, a presto!
Grazie a voi e a prestissimo!

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